Ciò che resta dell’Angelo: dal legno all’immagine, la musica diventa materia

Dopo Anelli del Tempo, il dialogo creativo tra Marco e Gianni Lo Russo prosegue con Ciò che resta dell’Angelo, un’opera in cui musica, scultura, fotografia e materia diventano linguaggi di una stessa ricerca.

Ci sono esperienze artistiche che terminano con un’opera e altre che, quasi senza accorgersene, aprono una strada.

È quanto accaduto con Anelli del Tempo, la scultura-installazione lignea realizzata nel 2025 da Marco e Gianni Lo Russo. Cinque sezioni di tronco, differenti per essenza e stato di conservazione, costruivano un percorso attraverso nascita, crescita, maturità, declino e dissoluzione: il legno diventava un vero archivio del tempo, capace di conservare nella materia le tracce della trasformazione.

Da quell’esperienza e dal dialogo intergenerazionale tra padre e figlio nasce oggi Ciò che resta dell’Angelo (2026), un nuovo lavoro che porta quella ricerca verso un territorio nel quale scultura, fotografia e musica sembrano incontrarsi nella stessa idea di forma.

Per Marco Lo Russo, concertista, compositore, produttore e docente di Conservatorio, non si tratta infatti di abbandonare il proprio linguaggio per approdare alle arti visive, ma di trasferire nella materia una sensibilità maturata attraverso il suono. Se nella musica forma, ritmo, tensione, equilibrio e silenzio costruiscono un percorso, nella nuova opera sono il legno, le sue ferite e soprattutto il vuoto a suggerirne uno diverso. È la stessa curiosità artistica che cerca semplicemente un’altra voce.

Quando il vuoto prende forma. Il punto di partenza è ancora una volta il legno.

Due elementi lignei, lavorati e accostati verticalmente, formano una piccola composizione scultorea alta circa 20 centimetri. Verso l’esterno la materia conserva irregolarità, erosioni e ferite del tempo; verso l’interno le due forme diventano più nette e delimitano uno spazio vuoto. È proprio da quel vuoto che nasce l’immagine.

Le due parti evocano due ali, senza che l’angelo venga mai realmente rappresentato. Come una pausa o un silenzio possono acquistare significato nella musica, qui è ciò che manca a generare una presenza.

Da questa intuizione nasce il titolo Ciò che resta dell’Angelo e il concept che accompagna l’opera:

«L’angelo non appare: rimane la sua traccia.
Tra due frammenti segnati dal tempo, il vuoto diventa presenza, memoria, custodia.»

L’angelo è quindi affidato all’immaginazione di chi guarda: non una figura da riconoscere, ma una presenza suggerita dalla materia e dallo spazio che la separa.

Dal legno alla fotografia, per tornare alla materia

La particolarità dell’opera risiede anche nella sua trasformazione.

La piccola scultura lignea viene fotografata ed elaborata digitalmente e l’immagine diventa il nucleo di una cartolina d’autore di 10 × 15 centimetri. Ma il percorso non termina con la fotografia: sulla stampa viene applicato manualmente un frammento del legno reale, richiamando simbolicamente l’antica idea della reliquia, nella quale una piccola parte della materia diventa testimonianza di una presenza che non è più interamente visibile.
Il frammento non rappresenta dunque l’angelo e non pretende di essere ciò che resta di esso: è piuttosto una traccia materica, un elemento capace di evocare, attraverso ciò che rimane, qualcosa che non possiamo vedere. In questo senso fotografia e materia si completano: l’immagine suggerisce una presenza, mentre il frammento ne custodisce simbolicamente la memoria.

Il processo assume così una forma quasi circolare:

legno → scultura → fotografia → elaborazione digitale → stampa → legno.

L’immagine rappresenta la materia e il frammento ne restituisce la presenza fisica, con le sue venature, le irregolarità e le tracce del tempo.

Da qui la definizione tecnica dell’opera: “Fotografia elaborata digitalmente di composizione scultorea lignea e frammento ligneo”.

Padre e figlio, un dialogo che continua

Anche Ciò che resta dell’Angelo porta le firme di Marco e Gianni Lo Russo.

Il lavoro continua il percorso iniziato con Anelli del Tempo: da una parte l’esperienza manuale, la conoscenza della materia e il piacere del costruire di Gianni; dall’altra lo sguardo di Marco, proveniente dalla musica, dalla composizione e dalla ricerca artistica.

Nel laboratorio, tra tronchi e utensili, il sapere del fare incontra il bisogno di immaginare. Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più significativi del progetto: due generazioni e due esperienze differenti che trovano nella creatività un terreno comune.

La musica rimane parte di questo processo anche quando non si ascolta. Rimane nel modo di pensare la forma, di cercare un equilibrio, di dare valore al silenzio e al vuoto. Dal suono alla materia cambia il mezzo, non necessariamente l’origine del gesto creativo.

È una visione che accompagna anche l’attività della Marco Lo Russo Music Center APS, impegnata nella promozione della musica, della cultura e della formazione secondo il principio «La musica fa bene e può far del bene»: un’idea che qui si estende alla creatività come possibilità di relazione, espressione e condivisione.

Da una piccola scultura a una cartolina d’autore

Ciò che resta dell’Angelo è stata concepita per la call artistica dedicata al tema “Gli Angeli”, nell’ambito di Guerra e Migranti 2027.

L’opera sarà esposta insieme alle cartoline degli altri artisti partecipanti a Palazzo del Nazareno, a Roma, dal 13 al 21 febbraio 2027.

Ne esistono quattro esemplari, numerati e firmati da Marco e Gianni Lo Russo anche sul frammento ligneo. Proprio la presenza del legno rende ciascuno leggermente diverso dagli altri: ogni frammento conserva infatti una propria forma e una propria storia.

L’intenzione è che questi esemplari possano in futuro essere destinati anche a un’asta benefica, proseguendo idealmente quel principio secondo il quale l’esperienza artistica può andare oltre l’opera e trasformarsi anche in gesto di condivisione.

Ciò che resta dell’Angelo diventa così un nuovo capitolo di un percorso iniziato con Anelli del Tempo: la materia diventa scultura, la scultura immagine, l’immagine torna materia. E, anche quando non produce un suono, la musica continua a suggerirne forma, ritmo e silenzio.

Forse è proprio questo ciò che resta: la traccia di un’idea, di un incontro tra padre e figlio e del tempo trascorso insieme nel tentativo di dare forma a qualcosa che prima non c’era.


CIÒ CHE RESTA DELL’ANGELO (2026)
Marco e Gianni Lo Russo
Fotografia elaborata digitalmente di composizione scultorea lignea e frammento ligneo
Edizione: 4 esemplari numerati e firmati
Guerra e Migranti 2027 – Call “Gli Angeli”
Palazzo del Nazareno, Roma | 13–21 febbraio 2027
Instagram: @marco_e_gianni

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